Visibilità su ChatGPT: cosa serve davvero e cosa no

Visibilità su ChatGPT: cosa serve davvero e cosa no

Tre cose che ti diranno di fare e che non servono, e quella che sposta davvero i numeri.

Si può essere perfettamente in regola per comprare pubblicità dentro ChatGPT, e nello stesso momento essere fuori dalle risposte che non costano niente.

Sono due impianti separati, e uno dei due quasi nessuno lo guarda.

Dal 31 agosto 2026 la pubblicità dentro ChatGPT la può comprare chiunque, anche in Italia, anche in self-service. Il che significa che nei prossimi mesi qualcuno proverà a vendertela. Prima di arrivare a quella conversazione conviene sapere com’è fatto il sistema su cui stai per spendere.

I due impianti, e i quattro crawler

Che siano separati lo scrive OpenAI nella propria documentazione. Gli annunci girano su sistemi diversi dal modello di chat, e gli inserzionisti non hanno alcun modo di modellare, ordinare o alterare le risposte. Comprare non ti fa citare.

La parte che non costa niente è la presenza organica. ChatGPT cerca sul web mentre risponde e cita quello che trova, come fanno Perplexity e l’AI Mode di Google.

Per lavori diversi OpenAI usa crawler diversi, e sono quattro.

OAI-AdsBot valida le pagine di destinazione degli annunci, ed è obbligatorio tenerlo aperto se vuoi fare campagne. OAI-SearchBot è quello dell’organico. GPTBot riguarda l’addestramento dei modelli. ChatGPT-User è quello che ChatGPT usa quando apre una pagina mentre risponde.

Nella stessa documentazione c’è anche la riga che conta. I siti che escludono OAI-SearchBot non vengono mostrati nelle risposte di ricerca di ChatGPT. OpenAI precisa che il sito può ancora comparire come link di navigazione, ma dentro la risposta non c’è.

Escludere OAI-SearchBot quasi mai è un’impostazione predefinita. Cloudflare, dal 15 settembre 2026 e sui domini nuovi, blocca addestramento e agenti ma lascia aperta la ricerca. Quasi sempre è una regola scritta a mano sul firewall quando lo scraping per l’addestramento è diventato un tema, in un anno in cui nessuno distingueva i crawler, e rimasta lì. La decisione c’è stata, ma non riguardava ChatGPT.

Nessuno manda una notifica quando smetti di comparire.

Tre cose che ti diranno di fare, e che non servono

Caricare un file llms.txt

È il consiglio che incontro più spesso, e viene presentato quasi sempre come uno standard.

Non lo è. È una proposta di Jeremy Howard uscita nel settembre 2024 e arrivata alla versione 2 nell’agosto 2026, senza nessun percorso di standardizzazione. Google, nella documentazione sulle funzionalità AI, scrive in chiaro che non occorre creare file di testo per le AI.

Poi c’è la misura. Ahrefs ha guardato i log di 137.000 domini a maggio 2026: il 97% dei file llms.txt pubblicati non ha ricevuto nessuna richiesta. E sulle chiamate a llms.txt che tornano «pagina non trovata», la quota di bot AI è zero. Non è che lo trovano e lo ignorano. Non vanno nemmeno a cercarlo.

La versione 2 nasce proprio da quel problema, e propone dei link per farsi trovare. Conferma il dato più che smentirlo, e al momento in cui scrivo quella misura non è stata rifatta.

L’equivoco che regge tutta la costruzione è che OpenAI e Anthropic pubblicano un llms.txt per la propria documentazione. Ma pubblicarne uno non è leggere il tuo.

Se qualcuno ti risponde che «lo controlla Lighthouse», ha ragione a metà. Il 20 aprile 2026 il team di Chrome ha aggiunto quel controllo, e a maggio l’ha portato nella configurazione predefinita, dentro la categoria che riguarda gli agenti che navigano. Il 15 maggio Google Search ha pubblicato la guida che mette llms.txt fra le cose da ignorare. Il 15 giugno ha chiuso il cerchio nel changelog, dove precisa che quei file non servono per la ricerca ma va benissimo tenerli per altri servizi che li usano. Sono due perimetri diversi. Lighthouse stesso marca quella categoria come ancora in sviluppo, e non produce un punteggio ma un conteggio.

Costa venti minuti e non fa danno. Il problema nasce quando te lo fanno pagare come leva di visibilità.

Mettere il markup FAQ sulle pagine

I dati strutturati di tipo FAQPage non producono più il risultato arricchito in Google.

Il risultato arricchito era già stato ridotto nel 2023 ai soli siti governativi e sanitari riconosciuti. Dal 7 maggio 2026 è spento anche per quelli, e il 15 giugno Google ha rimosso la documentazione.

Le FAQ scritte sulla pagina restano utili, perché rispondono a domande vere. Il markup, per la comparsa nei risultati, oggi non fa niente. Sono due cose diverse e vengono confuse di continuo.

Scrivere tutto in elenchi puntati

«Gli LLM amano le liste» è forse la frase più ripetuta del settore, e l’unico esperimento controllato che ho trovato dice il contrario.

Uno studio pubblicato a SIGIR 2026 ha girato 252.000 prove su sei modelli, variando un solo fattore per volta e anonimizzando i marchi. Sulla formattazione la conclusione è secca. Le modifiche di sola formattazione rendono poco e si possono togliere dalle priorità.

Lo stesso studio indica quattro fattori che invece contano, al punto che fallirne uno può azzerare le probabilità di essere citati. Sono la pertinenza della pagina alla domanda, la posizione in cui il motore l’ha già trovata, il prezzo scritto e una data recente.

Due avvertenze sul perimetro, perché conta. L’esperimento mette in gara due pagine che il motore ha già trovato e guarda quale viene citata per prima. Dice come si vince il confronto, non come ci si arriva. E le pagine in gara erano cento recensioni di prodotti di consumo, non pagine di servizi. Che il prezzo scritto vinca anche fra due pagine di consulenza, nessuno l’ha ancora misurato.

Detto questo, prezzo e data sono editoriali. Si sistemano in un pomeriggio, e sono fra le poche leve che una PMI può muovere da sola.

La leva più lenta, e la sola con una correlazione misurata su larga scala

Ahrefs ha analizzato 75.000 marchi nel maggio 2025 per capire cosa correla con la comparsa negli AI Overview di Google.

Il fattore più forte sono le menzioni del marchio sul web, con una correlazione di Spearman di 0,664. I backlink, che nella SEO tradizionale sono la valuta principale, si fermano a 0,218.

Gli autori avvertono che correlazione non è causa, e che tutte le correlazioni misurate restano da moderate a molto deboli. Lo scrivo perché lo scrivono loro. Resta che il verso è quello, e che essere nominati altrove pesa più di qualunque file da caricare sul sito.

Menzioni guadagnate, però. Google scrive che cercare menzioni artificiose «non è utile quanto sembra», e mette la tattica fra quelle che si possono ignorare.

Roba lenta. Roba che resta.

Le due domande da girare a chi gestisce il sito

Tutto quello che c’è scritto sopra presuppone una condizione che quasi nessuno verifica. ChatGPT il tuo sito lo deve poter leggere.

Il robots.txt lo apri dal browser in due minuti, e ti dice solo cosa il sito dichiara. Quello che succede davvero lo decide il firewall, e la risposta definitiva sta nei log del server.

Sono due domande che non ti fai da solo. Le giri a chi ha le chiavi.

  1. Il firewall o le protezioni anti-bot bloccano OAI-SearchBot? È stato verificato con una richiesta vera al server, o solo guardando il file?
  2. Nei log degli ultimi trenta giorni OAI-SearchBot compare, e con quale codice di risposta?

Chi lavora sul sistema queste risposte le ha o le trova in mezza giornata. Chi non le ha, ti ha appena detto una cosa utile.

Domande frequenti

Cos’è l’AEO?

Answer Engine Optimization: l’insieme delle scelte che rendono un sito citabile dai motori di risposta come ChatGPT, Perplexity e l’AI Mode di Google. In letteratura accademica il termine più usato è GEO, Generative Engine Optimization.

Serve davvero il file llms.txt?

Non come leva di visibilità. Non è uno standard, e fra i domini che ne pubblicavano uno il 97% non ha ricevuto nessuna richiesta nel mese di maggio 2026, su 137.000 domini analizzati da Ahrefs. Se ce l’hai già tienilo, non fa danno. Non pagarlo.

Comprare pubblicità dentro ChatGPT aiuta a farsi citare nelle risposte?

No. OpenAI scrive che gli annunci girano su sistemi separati dal modello di chat e che gli inserzionisti non possono alterare le risposte.

Come faccio a sapere se ChatGPT mi cita già?

Apri ChatGPT e fai le domande che ti fanno i clienti, tre volte in tre chat nuove. Guarda se esci tu, se esce un concorrente, o se non esce nessuno del tuo settore. Ripeti su Perplexity e sull’AI Mode di Google.

Il markup FAQ serve ancora?

No. Dal 7 maggio 2026 Google non mostra più il risultato arricchito FAQ, e il 15 giugno ne ha rimosso la documentazione. Le FAQ scritte sulla pagina restano utili.

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